La Commissione europea intende presentare la sua proposta di Web tax, la cui bozza sta già circolando a Bruxelles, il 21 marzo. Pierre Moscovici, commissario europeo agli Affari economici e monetari, commenta così: «Web tax, la macchina si è messa in moto. So che la notizia non piacerà ad alcuni in questa platea, ma la tassazione digitale non è più una questione di se».
Si punta a tassare i colossi del mondo digitale tra l’1% e il 5%. Reuters, agenzia di stampa britannica, ha svelato che la nuova tassa dovrebbe essere applicata solo alle aziende con fatturato mondiale superiore ai 750 milioni di euro e fatturato digitale comunitario di almeno 10 milioni di euro all’anno. Ci si rivolge principalmente ad aziende il cui fatturato deriva da servizi online e/o dalle vendite pubblicitarie. I principali interessati sono dunque: Google, Amazon, Uber, AirBnb, Facebook, Twitter, Instagram.
Moscovici ha affermato che le leggi fiscali non sono adeguate ai guadagni, in costante aumento, dei giganti della tecnologia. Secondo il commissario europeo esiste una profonda spaccatura tra dove i profitti digitali vengono generati e dove vengono tassati, per questo l’idea è che si debbano pagare le tasse là dove si generano i fatturati a prescindere dalla localizzazione dei sistemi di pagamento.
Alla conferenza di DigitalEurope, Moscovici ha chiesto alle aziende del digitale di collaborare per trovare insieme alle autorità una soluzione: «Non c’è alcun bisogno di mettere in contrapposizione i paesi dell’Unione Europea e le digital companies, condividiamo tutti gli stessi interessi».
I paesi con un maggiore peso economico – come Italia, Spagna, Francia e Germania – sono favorevoli a questa nuova tassazione, mentre quelli più piccoli come Irlanda e Lussemburgo non appoggiano la proposta. Per l’approvazione della proposta di Web tax, però, è necessario un sì unanime.