Un ‘progetto di territorio’. È definita così la scelta per inquadrare la presentazione definitiva della ferrovia ad alta velocità Torino-Lione, illustrata oggi a Roma, al ministero dei Trasporti. Una grande infrastruttura rimodellata, dopo le proteste dei Notav culminate negli scontri del dicembre 2005, per limitare al massimo l’impatto sul territorio e avviare lo sviluppo. Su questo punta il commissario di governo Mario Virano, presidente dell’Osservatorio Torino-Lione e della commissione intergovernativa Italia-Francia.
Quello illustrato è il progetto definitivo della parte italiana della Torino-Lione, da Bussoleno al confine di Stato, che ha avuto il via libera della societa’ Ltf (Lyon Turin Ferroviaire), responsabile della parte internazionale della linea.
L’intero tratto internazionale, i cui tempi di realizzazione sono di dieci anni, costera’ 8,2 miliardi di euro, da St.Jean de Maurienne a Bussoleno, dove si innesterà nella linea storica. L’Italia dovrà sborsare 2 miliardi e 849 milioni, sempre che la Ue dia il contributo massimo, il 40%, altrimenti la quota salirà in modo proporzionale.
La Tav Torino-Lione avrà una maxi-galleria, il ‘tunnel di base’, lungo 57 chilometri (12 in territorio italiano, 45 in Francia). Tutti i cantieri saranno chiusi, come se si trattasse di una lavorazione industriale. Vi troveranno lavoro mille addetti all’anno, in media, ai quali bisogna aggiungere i posti creati nell’indotto.
Nell’area tecnica di Susa sarà costruita la stazione internazionale progettata dal giapponese Kengo Kuma, e qui avranno occupazione permanente 150 persone. In quel sito saranno generati, con l’energia fotovoltaica, 700 mila kWh all’anno, di cui 180 mila resteranno alla Valle di Susa.