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Ecco Immuni, l’App scelta dall’Italia per tracciare i contagi da Covid

L’Italia ha scelto: sarà Immuni l’applicazione utilizzata per il tracciamento dei contagi da Covid-19. Il Commissario per l’emergenza Domenico Arcuri ha firmato l’ordinanza con la quale si dispone di procedere alla stipula del contratto di concessione gratuita sia della licenza d’uso del software di contact tracing che dell’appalto del servizio con la società “Bending Spoons Spa”.

Una grande competizione che ha portato alla scelta dell’ app tra le 300 proposte che hanno partecipato alla selezione indetta dal Ministero dell’Innovazione.
Il sistema di tracciamento verrà testato prima in alcune regioni pilota per poi estendersi e dovrebbe aiutare a gestire la fase 2 della ripresa che partirà il prossimo 4 maggio. Naturalmente sarà fondamentale per il buon funzionamento che ci sia una massiccia adesione volontaria dei cittadini.
Intanto l’Europa ha dettato le regole per l’app: anonimato e niente geolocalizzazione, sì a bluetooth e volontarietà, criteri che vedono il consenso anche del Garante Privacy Antonello Soro.

I requisiti Ue

Gli Stati membri non sono tenuti a chiedere l’autorizzazione all’Unione europea per implementare applicazioni di contact tracing digitale, ma non possono trascurare i requisiti stabiliti dalla Commissione Ue per rispettare i principi di tutela della vita privata. In particolare dovrebbero:

  • essere conformi alle normative dell’UE in materia di protezione dei dati e di tutela della vita privata,
  • essere implementate in stretto coordinamento con le autorità sanitarie pubbliche e approvate da queste ultime
  • essere installate su base volontaria e prontamente rimosse quando non più necessarie
  • mirare a sfruttare le più recenti soluzioni tecnologiche volte a rafforzare la tutela della vita privata. Probabilmente basate su tecnologia di prossimità Bluetooth, esse non consentono il tracciamento della posizione delle persone;
  • essere basate su dati anonimi: le applicazioni possono allertare le persone che sono state per un determinato periodo di tempo vicine a una persona infetta affinché si sottopongano al test o si mettano in isolamento, senza rivelare l’identità delle persone infette;
  • essere interoperabili in tutta l’UE, affinché i cittadini siano protetti anche quando attraversano le frontiere;
  • essere sicure ed efficaci e fondarsi su orientamenti epidemiologici convenuti tenendo conto delle migliori pratiche in materia di cybersicurezza e accessibilità;
    Il trattamento “digitale” però non esclude quello diretto con i pazienti infetti per quei cittadini che potrebbero essere maggiormente vulnerabili e che sono meno propensi ad avere o utilizzare uno smartphone, come le persone anziane o con disabilità.
    Anche due colossi come Apple e Google, per la prima volta alleati, svilupperanno un’app vera e propria per il tracciamento digitale.



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