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Garante: privacy baluardo contro rischio ‘caporalato digitale’, allarmanti i dati sulla pedopornografia

Il presidente dell’Autorità per la Privacy, Pasquale Stanzione, nella Relazione annuale al Parlamento ha sottolineato che questo primo anno di attività è stato caratterizzato dalla tutela delle persone vulnerabili. Ha detto:”La protezione dei dati può rappresentare un prezioso strumento di difesa della persona da vecchie e nuove discriminazioni e di riequilibrio dei rapporti sociali”.
Nel 2020 l’Autorità ha risposto a circa 9.000 reclami e segnalazioni riguardanti, il marketing e le reti telematiche; i dati on line delle pubbliche amministrazioni; la sanità; la sicurezza informatica; il settore bancario e finanziario; il lavoro.
Nella lunga relazione il Garante ha spiegato che la Tecnologia è indispensabile, ma non il caporalato digitale: “Il digitale ha dimostrato di poter essere al servizio dell’uomo, ma non senza un prezzo. L’accentramento progressivo, in capo alle piattaforme, di un potere che non è più soltanto economico, ma anche performativo, sociale, persino decisionale. Un potere che si innerva nelle strutture economico-sociali, fino a permeare quel ‘caporalato digitale’ rispetto ai lavoratori della gig economy, protagonisti del primo sciopero contro l’algoritmo: gli ‘invisibili digitali’,come da taluno sono stati definiti”.

Sono allarmanti i dati sulla pedopornografia: “Anche per effetto della telematizzazione della vita, indotta dalla pandemia, nel 2020 si è registrato un incremento del + 132%, rispetto al 2019 dei casi trattati dal Centro nazionale per il contrasto della pedopornografia e un aumento del 77% dei casi di vittimizzazione dei minori per grooming, cyber bullismo, furto d’identità digitale, sextorsion”.

Per il Garante i rischi non sono soltanto quelli della condivisione virale di frasi o immagini che poi, a distanza di tempo, potremmo voler cancellare. L’intelligenza artificiale consente anche di innestare immagini di nudo su visi tratti da foto. Più tracce di noi lasciamo in rete, più ci condanniamo a servitù, esponendoci all’azione di chi voglia colpirci, ad esempio, con il deep nude o con altre forme di contenuti “fake”.
Stanzione ha anche sottolineato: “Questi rischi sono, per i minori, amplificati dalla loro scarsa consapevolezza di ogni loro ‘clic’, ma anche dall’effetto che ogni lesione dell’immagine o della dignità ha su una personalità più fragile, ancora in formazione. La via della consapevolezza è necessaria per non privare i minori, almeno ultra14enni, di una socialità che oggi si esprime anche in questi modi, conferendo loro, tuttavia, anche gli strumenti indispensabili per orientarsi in un contesto che altrimenti è davvero troppo più grande di loro”.

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