Una sola missione da raggiungere. L’ambizione di Ermes è molto semplice: fare in modo che le aziende non si ritrovino ad essere un bersaglio facile per attacchi informatici. Proteggere le informazioni, nel mondo del lavoro, è diventato sempre più complicato, ma Ermes nasce come risposta al problema del furto di informazioni sensibili degli utenti ad opera di sistemi di profilazione, i cosiddetti “web tracker”, algoritmi che analizzano il traffico internet di ogni utente e che permettono di far apparire pubblicità targettizzate sulla base della cronologia web.
Come tutto è nato
Hassan Metwalley è il Ceo di Ermes, una realtà che sta emergendo in soccorso di aziende che hanno la necessità di proteggere le proprie informazioni. Metwalley, cinque anni fa, inizia il dottorato al Politecnico di Torino e, con il suo gruppo di lavoro, comincia a studiare i device mobili. Ma c’è un tarlo che lo perseguita: con il proprio smartphone si accorge di terminare la banda messa a disposizione dal piano tariffario del proprio operatore prima della fine del mese. E comincia ad indagare su questa stranezza, su come sia possibile dilapidare il traffico internet in pochissimo tempo e senza operazioni di rilievo, che possano consumare giga rapidamente. E allora, dopo settimane di studi, arriva al dunque: il 20% della banda veniva utilizzata dai “web tracker”, algoritmi costruiti appositamente per carpire informazioni dalla cronologia web degli utenti, ai quali vengono somministrate inserzioni pubblicitarie in base ai propri interessi. Ed ecco l’idea di creare Ermes, piattaforma che ha il compito di proteggere l’utente da malintenzionati che possano carpire furtivamente dati sensibili dai device mobili.
Di che cosa si tratta
Ermes, nato come spinoff del Politecnico di Torino, offre un sistema brevettato in grado di distinguere i tracker “buoni” da quelli “cattivi” e di bloccare completamente questi ultimi, così da proteggere le informazioni private degli utenti. Bloccando i tracker potenzialmente dannosi, Ermes consente anche un concreto risparmio di banda, considerando che la pubblicità online pesa per il 20% sul traffico web totale. Se è vero che la funzionalità dei tracker può essere considerata legittima, è stato documentato come gli stessi strumenti possono essere utilizzati per spiare costantemente le attività degli utenti, per raccogliere informazioni sensibili e private su utenti mirati e per fare fingerprinting, ovvero identificare il tipo di dispositivo usato dall’utente per permettere attacchi informatici di phishing mirati, come quelli che hanno portato agli scandali del furto delle foto dei VIP. Dunque Ermes non è solo una piattaforma utile alle aziende, ma anche alla singola persona che desidera proteggere i dati contenuti sui propri devices mobili.
L’obiettivo
L’obiettivo di Ermes, come conferma il Ceo Metwalley ai nostri microfoni, è semplice, ma allo stesso tempo estremamente ambizioso: «I web tracker sono un problema che le aziende non possono permettersi di sottovalutare. Perché non ci rende conto di quanto sia facile subire attacchi informatici dall’esterno. Il nostro obiettivo, che vogliamo raggiungere con il tempo, è quello di rappresentare una sorta di polizza assicurativa per le aziende, che con la nostra piattaforma hanno la possibilità di proteggersi da attacchi informatici. La prevenzione è meglio della cura e per questo Ermes è una valida soluzione per non correre rischi». Gestire i dati sensibili di aziende e singoli non è mai stato così semplice.