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Produttività, Mattioli: “Senza Cgil passo zoppo”. I dati dell’indagine sulla riforma del lavoro

L’intesa raggiunta a Roma sulla produttività ”è un fatto positivo, ma senza la Cgil è un passo zoppo e questo ci preoccupa”. Lo ha detto la presidente dell’Unione Industriale di Torino, Licia Mattioli, a margine dell’incontro sull’impatto della riforma del mercato del lavoro. ”Il rischio infatti è che ora l’accordo venga applicato a macchia di leopardo e perda tutta la sua forza intrinseca. Oggi l’Italia sconta un deficit di produttività importante e il fatto che l’intesa non sia stata unitaria non fa che indebolirci ulteriormente”, ha concluso. E a proposito dell’incontro sul lavoro per ora cambia poco. L’Unione Industriale Torino e l’Assolombarda hanno recentemente svolto un sondaggio tra le proprie associate sugli effetti della Riforma del lavoro, entrata in vigore lo scorso 18 luglio. In base alle peculiarità del sistema economico e produttivo locale, Torino ha focalizzato l’attenzione sulle imprese manifatturiere, mentre Milano ha concentrato l’analisi sul comparto dei servizi. Complessivamente hanno aderito all’iniziativa 300 aziende (150 per Provincia), con 81.000 dipendenti al 30 giugno 2012.

L’indagine ha richiesto informazioni sull’utilizzo di 9 tipologie contrattuali modificate dalla legge 92/2012: contratto a termine, inserimento, apprendistato, somministrazione, collaborazioni a progetto, associati in partecipazione, lavoro occasionale, lavoro intermittente e partite IVA.

L’analisi delle risposte, fornite a due mesi dall’entrata in vigore della legge, non fa trasparire cambiamenti radicali nelle scelte aziendali. In parte ciò può dipendere dalla situazione economica, ma anche dalla recente riforma pensionistica non favorevole a modifiche nelle scelte aziendali relative al turnover in entrata.

L’invarianza delle decisioni aziendali è tanto più frequente quanto minore è la diffusione e la conoscenza della forma contrattuale (es. lavoro occasionale ed associati in partecipazione). A livello dimensionale infine si osserva una maggiore attenzione alle novità legislative da parte delle imprese di più grandi, mentre le aziende piccole mostrano maggiore cautela nell’implementazione delle strategie di assunzione.

Rispetto alle forme contrattuali più diffuse, il 30-40% delle imprese manifatturiere e dei servizi ha intenzione di ridurre sia le assunzioni con contratti a termine ed sia i contratti di collaborazione a progetto con professionisti. Per contro appare probabile un maggiore utilizzo del contratto di somministrazione, il quale mantiene sostanzialmente inalterata la propria capacità di venire in contro alle esigenze di flessibilità delle imprese.

Un altro strumento che accrescerà la propria importanza è l’apprendistato. Infatti, circa un quarto delle imprese, tanto nei servizi quanto nel manifatturiero, prevede di aumentare il numero di giovani assunti con questa forma contrattuale in alternativa al defunto contratto di inserimento, ma anche nella prospettiva di un futuro turnover in azienda.

Alla luce delle nuove disposizioni in materia di lavoro -conclude la nota dell’Unione industriale torinese – alcuni contratti verranno abbandonati come gli associati in partecipazione ed inserimento perché abrogati o resi incompatibili con le esigenze aziendali, altri diventeranno più rischiosi (collaborazioni a progetto e partite IVA), altri ancora potranno essere utilizzate in maniera differente (contratto a termine, lavoro intermittente e lavoro occasionale). Le imprese dovranno imparare a gestire la flessibilità tenuto conto delle nuove regole che, nel complesso, sono percepite come restrittive, con un irrigidimento del mercato del lavoro che, a volte, è dettato anche da una eccessiva prudenza.

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